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Al-Andalus
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mwbwal-Andalus (mwcain arabo الأَنْدَلُسmwcq?), ovvero la mwcgSpagna islamica, è il nome che gli mwcwArabi dettero alla parte della mwdapenisola iberica e della mwdqSettimania, al Sud della mwdgFrancia, sotto la loro dominazione tra il 711 e il 1492cite-ref-1[1]cite-ref-2[2].
Il processo di mwgamwgqReconquista cristiana dei territori spagnoli in diversi secoli ridimensionò più volte i confini di mwggal-Andalus, spingendoli sempre più a sud fino alla completa sconfitta degli arabi con la caduta dell'mwgwEmirato di Granada (1492). Non è un caso che la moderna regione dell'mwhaAndalusia corrisponda grossomodo al territorio del vecchio Emirato.
L'opinione più diffusa afferma che il toponimo mwhgal-Andalus (da cui deriva anche il nome della regione dell'mwhwAndalusia) provenga da un ipotetico "Vandalusia" ('la terra dei mwiaVandali'); nonostante ciò, uno studio più recente propone che il termine derivi piuttosto dall'espressione in mwiqlingua gotica mwigLandahlauts ('lotti terrieri', cioè i "mwiwfeudi" attribuiti ai nobili mwjavisigoti)cite-ref-3[3].
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Le prime incursioni islamiche
I musulmani cominciarono a compiere incursioni e razzie sul territorio spagnolo visigoto tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo d.C., partendo dalle loro basi nel mwlqMaghreb, da poco conquistato. Secondo le cronache arabe il primo a organizzare spedizioni miranti alla pura e semplice razzia (mwlgmwlwghazi) sarebbe stato il mwmaberbero musulmano mwmqṬarīf b. Mālik.
Nel 698 il mwmwcaliffo mwnaomayyade mwnqʿAbd al-Malik ibn Marwān nominò mwngWālī della Mauretania il generale mwnwyemenita mwoaMūsā b. Nuṣayr, che portò a termine la conquista dei territori mwoqberberi e migliorò la flotta per la futura conquista delle mwogisole Baleari a danno dei mwowBizantini. Verso il 708 vi fu un tentativo di invasione da parte degli mwpaArabi di mwpqIfriqiya, che il re visigoto mwpgWitiza però respinse.
Nel 710 il successore di Witiza, mwqaAgila II, fu spodestato dal consiglio dei nobili, che elesse come re il duca di Betica, mwqqRoderico (conosciuto anche come Rodrigo). Agila dunque cercò l'alleanza del governatore cristiano di mwqgCeuta, mwqwGiuliano (forse un mwraesarca mwrqbizantino o addirittura un visigoto), che nelle cronache arabe viene indicato con il nome di mwrgIlyan o mwrwYulyân e che nutriva sentimenti di vendetta nei confronti di Roderico, responsabile (dice la leggenda) di aver violentato la sua bellissima figlia Florinda.
Attraverso Giuliano, Agila ottenne l'appoggio di mwsqMūsā che delegò un suo cliente (mwsgmwswmawlā), il mwtaWālī mwtqberbero di mwtgTangeri, mwtwṬāriq b. Ziyād a organizzare un piccolo esercito al suo comando e preparare l'invasione del mwuaregno dei Visigoti. Con le imbarcazioni concessegli da Giuliano, Ṭāriq trasportò sulla sponda europea due contingenti. I primi 7mwuq 000 soldati furono presto raggiunti da altri 5mwug 000 uomini, sotto l'altura che da allora porta il nome del comandante: Jabal Ṭāriq, mwuwil monte di Ṭāriq (mwvaGibilterra).
La conquista islamica
L'esercito arabo-berbero attraversò lo stretto nella primavera del 711, e il 30 aprile 711, mentre Roderico si trovava impegnato a domare una rivolta dei mwwqBaschi, sobillati da mwwgAgila II, a mwwwPamplona, nel Nord della mwxaSpagna. Le forze di mwxqṬāriq ibn Ziyād (circa mwxg12 000 uomini, tra i quali 7mwxw 000 Berberi) sbarcarono sotto la rocca di Calpe, da allora chiamata mwyaGibilterra (dall'espressione mwyqaraba mwygJabal Ṭāriq, ossia mwywmonte di Ṭāriq) che occuparono assieme alla città di mwzaAlgeciras (dall'espressione mwzqaraba mwzgal-Jazīra, ovvero "la Penisola").
Ṭāriq si diresse verso mwaaCordova, ma fu bloccato dalle truppe visigote comandate da Bencio, cugino del re. Quest'ultimo, pur sconfitto, continuò la resistenza, permettendo così a Rodrigo, informato dello sbarco con ben dieci giorni di ritardo, di portare le sue truppe a sud con un mese di marcia forzata. Nella valle del rio Salado, sulle rive del lago Janda, vicino alla città di mwaqMedina-Sidonia, avvenne la battaglia decisiva. I due eserciti si scontrarono il 19 luglio 711 nella mwagbattaglia del Guadalete, che si protrasse per ben otto giorni, dal 19 al 26 dello stesso mese. Alla fine, l'esercito di Rodrigo risultò sconfitto, comportando la fine del regno e, di lì a poco, dello stesso re Roderico.
Secondo le cronache arabe, i nemici cristiani furono passati tutti a fil di spada dai vincitori musulmani e gettati nel fiume. La vittoria fu favorita anche dal sostegno di molti avversari di Roderico, come il già citato Agila, e Oppas, fratello del defunto Witiza. Questa battaglia mise fine al mwbaRegno visigoto e aprì, in modo facile e inatteso, le porte all'occupazione araba della mwbqpenisola iberica. Roderico, secondo alcuni morì in battaglia, mentre secondo altri si salvò.
I musulmani, appoggiati dalla popolazione mwbwebraica, che negli anni precedenti era stata perseguitata, continuarono ad avanzare e arrivarono a mwcaToledo, senza incontrare molta resistenza. Agila II, che sperava di poter rientrare in possesso del regno, fu costretto a ritirarsi al Nord. mwcqMūsā intervenne nelle vicende della penisola iberica, o perché chiamato da Ṭāriq, che si sentiva minacciato da un esercito visigoto (sembra guidato da Roderico) che si era raccolto a mwcgMedina-Sidonia, oppure perché invidioso del rapido successo del suo generale.
Nel 712 Musa, accompagnato dal figlio mwdaʿAbd al-ʿAzīz b. Mūsā e con un esercito di 18.000 uomini, attraversò lo mwdqstretto di Gibilterra e procedette alla conquista del restante territorio del Regno visigoto: occupò mwdgMedina-Sidonia, mwdwCarmona e mweaSiviglia. In seguito, attaccò mweqMérida, ponendo l'assedio alla città che resistette un anno (sino al 30 giugno 713). Da Mérida, Mūsā, si diresse a mwegToledo, dove si ricongiunse a Tariq.
Sempre nello stesso anno propose ad Agila II di riconoscersi vassallo del califfo in cambio di tutte le terre e i beni che gli erano stati confiscati da Roderico. Quella che doveva essere una scorreria per conquistare un notevole bottino si era trasformata in guerra di conquista. I Visigoti cominciarono a opporre una generale resistenza: la ribellione di Siviglia dovette essere domata dal figlio del califfo mwfaʿAbd al-ʿAzīz. Mūsā si diresse invece nella zona di mwfqMérida, dove Rodrigo (secondo gli storici arabi ripresi da Saavedra) si era ritirato e dove Mūsā fu raggiunto da Ṭāriq.
Le forze musulmane congiunte di Mūsā e Ṭāriq attaccarono Rodrigo, costringendolo alla battaglia nei pressi di mwfwSegovia, nella mwgaprovincia di Salamanca, dove lo sconfissero e lo uccisero. Mūsā tornò quindi a Toledo che si era ribellata e dove Agila II, dopo l'occupazione, accettò la proposta di Mūsā di riconoscersi vassallo del mwgqCaliffo di mwggDamasco. Nel 714, Mūsā e Ṭāriq occuparono mwgwSaragozza e avanzarono sino a mwhaLérida. Quindi si separarono: Mūsā si diresse nelle mwhqAsturie, occupando mwhgLeón, mwhwAstorga e mwiaZamora e quindi arrivò sino a mwiqLugo.
Al suo ritorno a mwiwSiviglia, Mūsā fu richiamato a mwjaDamasco, per rendere conto del suo operato, dal mwjqcaliffo mwjgal-Walīd I. Il figlio, ʿAbd al-ʿAzīz, nominato mwjwwālī, dipendente dal Wālī di Ifrīqiya, continuò l'opera del padre. Le truppe musulmane, sostenute dagli ebrei, che erano stati duramente perseguitati dai Visigoti, tra il 715 e il 716, con la conquista di mwkaTarragona riuscirono nell'occupazione di quasi tutta la penisola.
I Wālī omayyadi
mwlaAl-Ḥurr ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Thaqafī, che, appena nominato aveva spostato, nel 716, la capitale da mwlqSiviglia a mwlgCordova, fu il Wālī che portò a termine la conquista della penisola Iberica, occupando mwlwBarcino (Barcellona), ultimo baluardo dei Visigoti, nel 718. Contemporaneamente, nelle regioni dei mwmamonti Cantabrici, a mwmqCangas de Onís, don mwmgPelagio de Favila, iniziò un'aperta ribellione, che coagulò intorno a lui tutti i Visigoti dissidenti, gettando in tal modo, le basi del Regno delle mwmwAsturie.
mwnqAl-Samh ibn Malik al-Khawlani fu il mwngWālī che conquistò mwnwNarbona uccidendo l'ultimo re dei Visigoti, mwoaArdo, nel 721. Nello stesso anno, al-Samḥ lasciò Narbona e si diresse su mwoqTolosa, a cui pose l'assedio; ma all'improvviso piombò sugli assedianti il duca mwogOddone (o Eude) d'mwowAquitania, con le sue truppe e i cavalieri di mwpaNeustria, che il 9 giugno del 721 (mwpqBattaglia di Tolosa) sbaragliarono l'esercito di al-Samḥ, che nel combattimento perse la vita.
Il wali mwpwʿAnbasa ibn Suḥaym al-Kalbī riuscì a occupare tutto il regno che era stato dei mwqaVisigoti, nel Nord della mwqqSpagna, scontrandosi con la resistenza organizzata nelle montagne della mwqgCantabria e delle mwqwAsturie dal duca mwraPietro di Cantabria e da mwrqPelagio, primo sovrano delle mwrgAsturie. Nel 722 i mwrwmusulmani vennero sconfitti a mwsaCovadonga: per i cronisti cristiani fu un importante fatto d'armi che diede inizio alla mwsqmwsgReconquista, mentre per quelli musulmani fu un episodio talmente insignificante da non essere neppure citato. Nel 725 ʿAnbasa si mise alla testa delle operazioni: partendo dalla base di mwswNarbona, occupò tutta la mwtaSettimania sino a mwtqNîmes.
mwtwʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAbd Allāh al-Ghāfiqī fu il wālī che, nel 732, attraversò i mwuaPirenei penetrò in mwuqAquitania, e approfittando delle difficoltà del duca d'Aquitania mwugOddone (che era impegnato contro i mwuwFranchi di mwvaCarlo Martello), lo sconfisse nella mwvqbattaglia di Bordeaux. Dopo la conquista, il saccheggio e l'incendio di tutte le chiese di mwvgBordeaux, proseguì verso mwvwTours. Allora Oddone implorò l'aiuto di Carlo, il quale accorse e si attestò alla confluenza dei fiumi mwwaClain e mwwqVienne.
I due eserciti si fronteggiarono per sette giorni e finalmente, un sabato di ottobre del 732 si scontrarono vicino a mwwwPoitiers. Pur superiore di numero, l'esercito di ʿAbd al-Raḥmān fu rovinosamente sconfitto dai Franchi di mwxaCarlo Martello e il generale ʿAbd al-Raḥmān, che era una persona molto amata sia dal suo popolo sia dai suoi soldati, perse la vita nel corso della battaglia.
Seguirono cinque anni di guerra civile che, oppose i mwzgSiriani e gli mwzwYemeniti ai mw0aBerberi e poi gli Yemeniti ai Siriani, sino a che fu eletto wālī mw0qYūsuf ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Fihrī, che pose termine alla guerra civile. Fu l'ultimo Wālī alle dipendenze (formali) del mw0gcaliffo mw0womayyade di mw1aDamasco. Dopo che il Wālī di Qayrawān, Hanzala ibn Safwān, nel 745, aveva abbandonato l'mw1qIfriqīya, al-Andalus si era resa praticamente indipendente dal Wālī di Ifrīqiya e conseguentemente dal mw1gcaliffo di Damasco; indipendenza che si rafforzò nel 750, quando la famiglia degli Omayyadi fu massacrata dai partigiani della famiglia dagli mw1wAbbasidi, che la sostituirono sul trono del califfato di Damasco.
L'emirato
Nel 753 arrivò in Ifrīqiya mw4gʿAbd al-Raḥmān ibn Muʿāwiya (figlio di una mw4wberbera), uno dei pochi Omayyadi sopravvissuti al massacro della sua famiglia, operato dagli Abbasidi.
Nello stesso anno ʿAbd al-Raḥmān sbarcò a mw6aAlmuñécar. Il wālī Yūsuf avrebbe voluto attaccare subito il pretendente all'Emirato di al-Andalus, ma la diserzione di buona parte del suo esercito, lo convinse ad aprire dei negoziati con ʿAbd al-Raḥmān, che però fallirono.
L'anno seguente, nel marzo, ʿAbd al-Raḥmān e i suoi alleati yemeniti entrarono in mw6gSiviglia e si avviarono verso mw6wCordova sulla riva sinistra del mw7aGuadalquivir, mentre Yūsuf lo seguiva sulla riva destra. Giunto a Mosara, ʿAbd al-Raḥmān decise di dare battaglia, attraversò il fiume, e cogliendolo di sorpresa, sconfisse Yūsuf e i suoi alleati (tra cui i mw7qBanū Qasī), nella mw7gbattaglia di al-Musara, il 15 maggio 756.
ʿAbd al-Raḥmān non permise il saccheggio del campo nemico e trattò con magnanimità la famiglia di Yūsuf. Nello stesso mese di maggio, dopo difficili negoziati, Yūsuf riconobbe emiro di al-Andalus ʿAbd al-Raḥmān, che entrò a mw8aCordoba e fu riconosciuto emiro di al-Andalus da gran parte dei maggiorenti del regno.
ʿAbd al-Raḥmān I al-Dākhil
Il suo governo fu caratterizzato da un continuo impegno bellico per stroncare qualsiasi forma di opposizione, senza peraltro adottare una linea d'intransigente fermezza (tipica, invece, di suo nipote mwaqial-Ḥakam I). La prima e più terribile rivolta fu quella degli yemeniti che iniziò nel 756 per il mancato saccheggio del campo nemico ad al-Musara e che terminò nel 764 con la resa di mwaqmToledo. L'opposizione si espresse anche nel tentativo di rivalsa dello sconfitto governatore Yūsuf, che fu battuto però ancora una volta nel 758 presso mwaqqToledo e morì in battaglia l'anno successivo, nonché nelle ribellioni ordite dai discriminati mwaquBerberi andalusi e nelle incursioni organizzate dal regno mwaqycristiano delle mwaqcAsturie che sperava di prendersi una pronta e decisiva rivincita dopo che la conquista islamica aveva costretto mwaqgPelagio e i suoi successori, mwaqkFavila e mwaqoAlfonso I delle Asturie, ad asserragliarsi nel Settentrione cantabrico e asturiano della mwaqspenisola Iberica.
I Berberi iniziarono la rivolta nel 764, capeggiati da un maestro di scuola di nome Chaqya, che si spacciava per un discendente di mwaq0ʿAlī e di mwaq4Fāṭima; nel 770, subirono una tremenda sconfitta sulle rive del fiume Bembezar, dove morirono in 30mwaq8 000. La rivolta fu completamente domata solo nel 774, alla morte di Chaqya, assassinato da un suo seguace.
Nel corso del governo di ʿAbd al-Raḥmān I mwareal-Dākhil si ebbe anche l'ingresso in mwariSpagna di mwarmCarlo Magno. Fu esortato a intervenire da un gruppo di musulmani, guidati dal mwarqwālī di mwaruBarcellona; ribelli all'autorità dell'Emiro, indussero il sovrano mwaryfranco a porre l'assedio a mwarcSaragozza nel 778.
ʿAbd al-Raḥmān I non ebbe necessità d'intervenire, perché Carlo fu richiamato nella Marca Orientale del regno Franco dalle notizie d'una pericolosa rivolta dei mwarkSassoni, da poco sottomessi. Il loro condottiero, mwaroVitichindo, era rientrato in Sassonia e stava marciando su mwarsColonia. Quindi mwarwCarlo Magno, nel 778, ripassò i valichi pirenaici da cui aveva fatto ingresso nel territorio dell'emirato, esponendo nella mwar0battaglia di Roncisvalle la sua retroguardia ai devastanti colpi dei Baschi.
ʿAbd al-Raḥmān riprese il possesso di Saragozza, sconfisse i Baschi e costrinse il conte di mwar8Cerdagna a divenire suo tributario.
I rapporti con i rivali mwaseAbbasidi furono di ostilità, ma più teorica che pratica. Se infatti mwasial-Manṣūrcite-ref-4[4] aveva armato il capo arabo al-ʿAlāʾ ibn Mughīth nel 763, il tentativo abbaside di recuperare al-Andalus fallì in un combattimento svoltosi presso mwascCarmona, poco distante da mwasgSiviglia. ʿAbd al-Raḥmān progettò anch'egli di tornare in Oriente per abbattere la dinastia rivale e nel 780 i preparativi opportuni furono avviati. La situazione però a mwaskSaragozza era talmente complessa da richiedere ogni sua attenzione e ogni suo sforzo e infine l'Emiro fu costretto ad accantonare per sempre il suo piano.
ʿAbd al-Raḥmān I avviò la costruzione della grande moschea, che sarà terminata nel X secolo
Hishām I
Sul fronte esterno l'Emiro non allentò la sua pressione nei confronti dei cristiani mwatuAsturiani, all'epoca governati prima da mwatyBermudo I e poi da mwatcAlfonso II.
Senza successo si era conclusa invece, nel 793, una campagna in mwatkSettimania, con il tentativo mwatoarabo di impadronirsi di mwatsNarbona (persa sotto il regno di suo padre), dopo che mwatwGerona (che nel 785 si era consegnata ai Franchi) era stata presa e occupata.
L'anno seguente i Franchi, passati i mwat4Pirenei, dopo la riconquista di mwat8Gerona, avanzarono vittoriosamente verso occidente, occupando territori e fortificandoli in molti punti. Nel 795, mwauaCarlo Magno costituì la mwauemarca di Spagna.
al-Ḥakam I
Figlio di Hishām I, al-Ḥakam I dovette, per gli oltre venticinque anni di regno, reprimere sollevazioni e rivolte, a iniziare da quella degli zii, Sulaymān e ʿAbd Allāh. Si rivoltarono i mwaukBanū Qasī, al Nord dell'emirato. Quindi fu la volta di Toledo, i cui fermenti insurrezionali si tradussero nel "Massacro del Fossato". Infine, si ribellò il Sud: a mwauoMérida le agitazioni durarono oltre sette anni, ma la repressione culminò nel massacro del mwausrabad (sobborgo) di Cordova. L'Arrabal del Sur fu circondato e le guardie dell'emiro si abbandonarono a una mattanza che durò tre giorni, con un numero di morti incalcolabile, a cui seguì l'esecuzione di altri 300, fra gli abitanti più facinorosi. Dopodiché al-Ḥakam I ordinò che tutti gli abitanti dell'Arrabal del Sur lasciassero l'emirato entro tre giorni, pena la mwauwcrocifissione: circa 8mwau0 000 famiglie si stabilirono a mwau4Fez in mwau8Marocco, mentre circa altre mwava15 000, passate in Maghreb, dopo aver combattuto contro i beduini, si impadronirono inizialmente di mwaveAlessandria, e, dopo essere stati sconfitti e scacciati dagli mwaviAbbasidi, attaccarono e conquistarono l'isola di mwavmCreta, dove fondarono l'mwavqomonimo emirato indipendente sotto la guida di Abū Ḥafṣ ʿOmar al-Ballūṭī.
Nei 25 anni impegnati a domare tali insurrezioni interne, al-Ḥakam I ebbe poco tempo per le offensive contro il regno cristiano mwavydelle Asturie. Comunque il suo generale ʿAbd al-Karīm ibn Mughīt colpì, nel 796, la mwavcVecchia Castiglia (mwavgal-Qilāʿ nelle fonti arabe) e, dopo un rovescio patito nell'801, nell'803, al-Andalus tornò a effettuare incursioni estive (mwavkṣāʾifa) in profondità, per reiterare l'azione, nell'808 e, su scala assai maggiore, nell'816.
ʿAbd al-Raḥmān II
Succeduto al padre, ʿAbd al-Raḥmān II fu assorbito dal continuo impegno bellico, con mwawmṣāʾifa e perfino con campagne invernali che penetrarono in profondità nei territori cristiani, contro il regno cristiano asturleonese e contro il suo re mwawqAlfonso II, del quale bloccò la pericolosa spinta verso meridione. Inoltre al-Andalus dispiegò un efficiente impegno bellico, che, tra l'822 e l'828, portò il suo esercito a saccheggiare più volte la mwawumarca di Spagna.
Al-Andalus inviò e ricevette delegazioni diplomatiche di vari paesi, comprese quelle degli staterelli maghrebini con cui tentò di mantenere relazioni cordiali. Lo stesso Impero bizantino, per cercare alleati contro i loro avversari abbasidi, sollecitò rapporti cordiali con Cordova che di mwawcBaghdad restava fiera avversaria.
Nell'837 l'emirato di ʿAbd al-Raḥmān II represse la rivolta cristiana mwawkmozaraba ed mwawoebraica a mwawsToledo (e più tardi subì la radicale opposizione dei mozarabi della capitale, che produsse i fatti dei "mwawwMartiri di Cordova").
Nell'844 riuscì a respingere il rovinoso sbarco dei mwaw4Vichinghi (dagli arabi chiamati mwaw8majűs). Questi saccheggiarono le coste andaluse e inizialmente avevano colto di sorpresa l'Emirato: sbarcati a Cadice, penetrando attraverso il mwaxaGuadalquivir (mwaxeWadī al-Kabīr, "Il Grande fiume"), conquistarono Siviglia, con l'eccezione della cittadella, e quindi attaccarono Cordova, dove vennero sconfitti e respinti. Ciò indusse al-Andalus ad assumersi l'onere finanziario di un'imponente cantieristica. mwaxiSiviglia fu dotata di un arsenale in grado di armare una potente flotta, che mantenne per secoli il dominio delle acque del mwaxmMediterraneo occidentale. Inoltre rafforzò l'allevamento dei cavalli: al-Andalus espresse una delle più efficienti cavallerie militari di tutto il Medioevo europeo.
Durante l'Emirato, al-Andalus conobbe un'imponente crescita tanto sociale ed economica quanto culturale. L'ambiente di corte era del tutto simile a quello mwaxuabbaside (alla sua corte vissero mwaxyZiryāb, mwaxcʿAbbās b. Firnās e mwaxgYaḥyā ibn al-Ḥakam, detto al-Ghazal, "Gazzella", per la sua bellezza). ʿAbd al-Raḥmān II promosse le arti e ampliò la committenza architettonica, trasformando profondamente il volto di Cordova che si avviò a diventare una delle più importanti città del mondo islamico.
Muhammad I, al-Mundhir e ʿAbd Allāh
Negli anni del governo di mwaxsMuḥammad I ibn ʿAbd al-Raḥmān, figlio di ʿAbd al-Raḥmān II si ebbero continue rivolte e movimenti separatisti dei mwaxwmuladì e dei cristiani che vivevano in zone a maggioranza araba (mwax0mozarabi). I mwax4Banū Qasī, con a capo mwax8Mūsā b. Mūsā, alleatisi con la famiglia Arista della mwayaNavarra, si ribellarono all'emirato di Cordova e proclamarono la loro indipendenza. Musa si autoproclamò: «Terzo mwayere di Spagna» (dopo Muḥammad I e mwayiOrdoño I delle Asturie).
mwayqIbn Marwān rientrò nella sua terra di origine (Mérida), ribellandosi all'emiro. Questi, non riuscendo a reprimere la ribellione, permise a Ibn Marwān di costruirsi una città libera da imposte e indipendente dall'emirato di Cordova. Ibn Marwān fondò la città di mwayuBadajoz nell'875 nel bosco della mwayyMuela, su una sponda del fiume mwaycGuadiana, nella regione occidentale della penisola iberica, che fu detta in arabo mwaygGharb al-Andalus ("l'occidente di al-Andalus") e che corrisponde a gran parte del territorio del mwaykPortogallo. La città di mwayoBadajoz fu dotata di un'mwaysalcazaba. Anche mwaywToledo, appoggiata dal re delle Asturie mway0Ordoño I si ribellò all'emiro, ma subì una sconfitta nella battaglia di Guazalete. Infine, nell'880, mway4ʿUmar b. Ḥafṣūn diede inizio a una rivolta che sarà soffocata soltanto nel 928, al tempo dell'emiro mway8ʿAbd al-Raḥmān III ibn Muḥammad.
Il figlio di Muḥammad I, mwazeal-Mundhir b. Muḥammad I, durante il governo del padre, ebbe il comando delle operazioni militari e combatté, nell'anno 865, contro il re delle mwaziAsturie mwazmOrdoño I, nella valle del mwazqDuero, e sulla via del ritorno a Cordova, sconfisse, a mwazuBurgos, il conte di Castiglia, mwazyRodrigo. Tentò di conquistare León e Astorga, però fu battuto a Valdemora, nell'878, dal re delle Asturie mwazcAlfonso III. Organizzò una spedizione contro i Banū Qasī, alleatisi col re delle Asturie, Alfonso III, ma venne sconfitto, nell'883. Nell'884, portò a termine le operazioni militari contro mwazgIbn Marwan, cacciandolo da mwazkBadajoz. Regnò per soli due anni, continuando a combattere, senza esito, contro il ribelle mwazoUmar ibn Hafsun.
Gli succedette sul trono il fratello mwazwʿAbd Allāh ibn Muḥammad, che, a quanto pare, lo aveva fatto avvelenare. Il governo di Abd Allah fu caratterizzato da continue guerre tra mwaz0arabi, mwaz4berberi e mwaz8muladí. Il suo potere di emiro fu esercitato solo nella zona di Cordova, mentre nel resto di al-Andalus governavano famiglie ribelli che non accettavano la sua autorità. In tutte le città si erano formate due fazioni: gli arabi e gli spagnoli (sia musulmani sia cristiani), che si combattevano tra loro. Comunque il problema più grave, anche più del regno mwaaaasturleonese, per ʿAbd Allāh fu costituito da mwaaeIbn Ḥafṣūn, che controllava le province di Rayyo (dove si trovava Bobastro), di Elvira (dove sorgeva mwaaiGranada) e di Jaén, e che si era alleato con i mwaamBanu Qasi e con il re delle mwaaqAsturie mwaauAlfonso III e che gli tenne sempre testa.
Il califfato
Succeduto al nonno ʿAbd Allāh all'età di 23 anni, mwaa0ʿAbd al-Raḥmān III con la "campagna di Monteleón" conquistò 70 piazzeforti cristiane e 300 postazioni di minor rilevanza. Nel 917 fu sconfitto a mwaa4San Esteban de Gormaz dalle forze congiunte del re asturleonese mwaa8Ordoño II e del mwabasovrano di Navarra mwabeSancho I Garcés. Tuttavia l'anno dopo ʿAbd al-Raḥmān III si prese una rivincita nei pressi di Mitonia (nel Nord della mwabiCatalogna). Nel 920 sconfiggeva ancora le forze cristiane dei due re alla battaglia di Valdejunquera nella valle del fiume Junquera (a sud-est di mwabqPamplona). Nel 924 colpiva il Regno di Navarra, saccheggiandone la capitale mwabuPamplona, evacuata da tutti i suoi abitanti.
Contemporaneamente pacificò l'Emirato, stroncando la pericolosa insurrezione di mwabcʿUmar b. Ḥafṣūn, che morì nel 917; ma la lotta fu proseguita dai figli, che si arresero solo dopo la caduta di Bobastro (mwabgMalaga), il 21 gennaio 928.
ʿAbd al-Raḥmān III
Nel 929 ʿAbd al-Raḥmān III si proclamava mwacicaliffo con l'appellativo onorifico (mwacmmwacqlaqab) di mwacual-Nāṣir li-dīn Allāh (Il vincitore per la religione di Dio). In quel momento la mwacymwaccUmma islamica aveva così tre califfi: quello abbaside di mwacgBaghdad, quello mwackfatimide del mwacoCairo e quello andaluso di Cordova.
Dopo la caduta della roccaforte di Bobastro e la sottomissione di mwacwIbn Marwān (930) e dopo la riconquista a tutti gli effetti di mwac0Toledo (932), ʿAbd al-Raḥmān III poté considerare il suo regno pacificato e unito. Allora il califfo poté organizzare le sue azioni per contrastare la crescente potenza mwac4Fatimide in mwac8Nordafrica. In quest'ottica fu conquistata nel 931 mwadaCeuta (mwadeSibta in mwadiarabo). I mwadmberberi, sotto il comando di mwadqAbū Yazīd, riuscirono a sconfiggere i Fatimidi, si impadronirono di una parte di territorio e riconobbero la sovranità spirituale di ʿAbd al-Raḥmān III, che li aveva aiutati. Il dominio dei berberi però duro poco, poiché la dinastia fatimide recuperò in breve tempo tutti i territori perduti.
Nel 932 riprese la guerra contro il Regno di León, il califfo ʿAbd al-Raḥmān respinse il re mwadyRamiro II, che portava aiuto a Toledo, che capitolò. Nel 934, dopo essere passato da mwadcPamplona (dove obbligò la regina reggente di mwadgNavarra mwadkToda a un formale atto di sottomissione) e da mwadoÁlava, lo costrinse a indietreggiare sino a mwadsBurgos, dopo che, nel 932, il suo esercito era stato sconfitto da Ramiro, nei pressi di mwadwOsma. Nel 937 conquistò una trentina di castelli ai Leonesi. Si rivolse poi contro la Navarra, imponendo nuovamente il vassallaggio alla regina Toda. Affrontò quindi Muhammad ibn Hashim at-Tugibi, governatore di mwad0Saragozza, che si era alleato con il re di mwad4León Ramiro II; occupò la città e perdonò Muhammad. ʿAbd al-Raḥmān aveva raggiunto il culmine della sua potenza: tutta la mwad8penisola iberica, eccetto il León e parte della mwaeaCatalogna era sottomessa a lui.
Nel 939, ʿAbd al-Raḥmān III, mwaeial-Nāṣir li-dīn Allāh subì una disfatta da Ramiro II, alleato a Toda di Navarra, nella mwaembattaglia di Simancas, dopo la quale, per i gravi pericoli corsi, non volle più partecipare in prima persona alle operazioni belliche.
Tra il 951 e il 952 sottoscrisse la pace col re di León mwaeuOrdoño III per avere mano libera contro i mwaeyFatimidi, ma non riuscì che a fare una spedizione contro l'mwaecIfrīqiya, nella zona di mwaegTunisi.
Sotto ʿAbd al-Raḥmān III, la flotta, che aveva come porto principale mwaeoAlmería, diventò la più potente del mwaesMediterraneo. Le scorrerie, condotte sotto la guida di capitani chiamati mwaewalcaides si spinsero sino in mwae0Galizia, nelle mwae4Asturie e anche in mwae8Nordafrica: la pirateria musulmana era il terrore del Mediterraneo.
Grazie al periodo di pace garantito dal califfo, che arricchì la biblioteca reale, Cordova divenne il centro intellettuale dell'Occidente. Tra le sue principali realizzazioni civili vi fu la costruzione, nelle vicinanze di Cordova, della città reale di mwafeMadīnat al-Zahrāʾ (dal nome dell'amante preferita del califfo, di nome appunto al-Zahrāʾ, che però può anche significare "Città dei fiori").
al-Ḥakam II
Nel 961 al-Ḥakam II succedette a suo padre e si fece attribuire il mwagwmwag0laqab: mwag4al-Manṣūr bi-llāh (mwag8Colui che è reso vincitore da Dio). A differenza di suo padre, per governare si appoggiò (il che gli permise di dedicarsi alla sua attività preferita, la letteratura) a due personaggi di corte: il generale mwahaGhālib, un liberto di origine mwaheslava e il ciambellano mwahial-Mushafi, che assieme alla concubina Aurora, esercitavano l'effettivo controllo del governo.
Nel 962, al-Ḥakam II dichiarò guerra a tutti i regni (e le contee) cristiani. Dopo la conquista di mwahqSan Esteban de Gormaz, mwahuAtienza e mwahyCalahorra, obbligò a chiedere la pace il conte di Castiglia, mwahcFernán González, il re di Navarra, mwahgGarcia Sanchez, il re del León, mwahkSancho I, e infine i conti di Barcellona, mwahoMirò e il fratello mwahsBorrell II (963).
Continuò la politica del padre per contrastare la potenza mwah0fatimide in mwah4Nordafrica. I Fatimidi avevano posto la capitale a mwah8Qayrawan, ma nel 969, dopo la conquista dell'mwaiaEgitto, trasferirono la loro capitale al mwaieCairo, allentando la pressione sull'mwaiiIfriqiya. A contrastare al-Ḥakam II rimase la dinastia idriside, con l'mwaimemiro al-Hasan b. Gannūn. Nel 972, per ripristinare l'influenza omayyade in Ifriqiya, il califfo inviò un primo esercito e poi, nel 974, un secondo al comando del generale Ghālib che, infine, sottomise l'emiro idriside.
Nel 966, i mwaiuVichinghi attaccarono mwaiyLisbona, portando la scompiglio in tutta l'area della foce del mwaicTago. Fu inviata la flotta di mwaigSiviglia che li intercettò e li sconfisse duramente. al-Ḥakam II, allora fece costruire ad mwaikAlmería una seconda flotta, con navi più adatte al combattimento distante dalla costa, e fu posta di stanza nella stessa Almería. Nel 971, i Vichinghi fecero una scorreria su Siviglia, risalendo il mwaioGuadalquivir; il califfo fece allora uscire la flotta di Almería, che unitamente a quella di Siviglia chiuse nelle anse del fiume le navi vichinghe, che furono annientate.
Il generale Ghālib, rientrato dal mwaiwMarocco nel 974, pose fine agli attacchi cristiani del nuovo conte di Castiglia, mwai0García Fernández, che aveva attaccato i castelli di mwai4Deza e mwai8Sigüenza, sconfiggendolo nella battaglia di mwajaLanga. Il nuovo re di León, mwajeRamiro III, che aveva attaccato mwajiSan Esteban de Gormaz, fu sconfitto nella battaglia di mwajmEstercuel.
L'apogeo (che durò circa 30 anni) del califfato omayyade fu raggiunto probabilmente con il regno di mwajual-Hakam II, sotto il quale la capitale andalusa raggiunse il mezzo milione di abitanticite-ref-5[5] su un'area estesa per 5mwajo 000 ettari,cite-ref-6[6] diventando così la seconda città dell'emisfero boreale e la più importante città dell'intera mwaj8Europa centro-occidentale (mwakaParigi era la seconda città, ma contava a stento i 100mwake 000 abitanti, mentre mwakiCostantinopoli è esclusa da questo calcolo).
La Biblioteca califfale aveva 400mwakq 000 volumi (molti dei quali raccoglievano più opere) e un privato ne aveva addirittura 500mwaku 000.
La città era dotata di sistemi fognari efficienti e l'acqua giungeva anche ai piani alti delle abitazioni. Le moschee erano 700 e i bagni pubblici (mwakcmwakgḥammām) 300. Esisteva da tempo un ospedale pubblico che fungeva da università per i medici, la cui capacità era nota e apprezzata in tutta l'Europa. Inoltre si interessò dei lavori della mwakkGrande moschea di Cordova, la mwakoMezquita, tra il 962 e il 966, e nei dintorni di Cordova, completò, nel 976, la residenza reale di mwaksMadīnat al-Zahrāʾ (la città di Zahrāʾcite-ref-7[7]), iniziata, nel 936, da ʿAbd al-Raḥmān III. Infine il famoso scienziato, fisico e soprattutto medico mwalaAbu al-Qasim al-Zahrawi (Abulcasis) fu attivo alla corte di al-Hakam, durante il suo regno. Inoltre il califfo invitò a Cordova parecchi studiosi orientali perché vi tenessero conferenze e per favorire gli studenti poveri dispose dei lasciti per i professori che insegnavano a Cordova.
Hishām II ibn al-Ḥakam
Ad al-Ḥakam II succedette Hishām II, che aveva solo 11 anni, sotto la reggenza della madre Aurora, con il generale Galib, comandante dell'esercito, Yaáfar al-Mushafi primo ministro o mwalqhajib (ciambellano) e nominò visir mwaluAlmanzor. Almanzor è il nome dato dai cristiani a Muhammad ibn Abī ‘Āmir al-Manṣūr bi-llāh, dal cui nome è chiamato questo periodo "ciambellanato ‘āmride".
Nel 978 Almanzor fu nominato mwalchajib (primo ministro o ciambellano) e, poco dopo, divenne anche responsabile dell'esercito e quindi relegò il califfo Hisham II nel palazzo reale di mwalgMadinat al-Zhara e in pratica governò autonomamente.
Almanzor
mwameAlmanzor (Muhammad ibn Abī ʿĀmir al-Manṣūr bi-llāh) dapprima si guadagnò una grande reputazione di ortodossia presso i mwamifuqahāʾ, ordinando di bruciare tutti i libri di argomento filosofico della biblioteca del califfo; quindi decise di riformare l'esercito. L'esercito di al-Andalus era, da sempre, a carattere tribale, cioè ciascuna tribù si raccoglieva intorno al suo capo e al suo stendardo. Il principale obiettivo era il bottino: quando il bottino veniva giudicato sufficiente l'esercito si ritirava. Già i primi califfi avevano cercato di cambiare questo sistema, ma gli arabi si opponevano. Allora Almanzor arruolò molti mwammberberi che fece venire, soprattutto dalla zona di mwamqCeuta; inoltre arruolò parecchi cristiani, attratti dall'ottima paga, dal León, dalla mwamuCastiglia e dalla mwamyNavarra. Infine formò nuovi reggimenti che non rispondevano più al capotribù, ma ai loro rispettivi comandanti.
La ristrutturazione dell'esercito durò circa tre anni, così come la lotta contro il generale Ghālib, che era anche suo suocero e che alla fine venne ucciso in battaglia. Quindi, dal 981, Almanzor fu di fatto sovrano di al-Andalus, poiché oltre che mwamgmwamkhajib, fu anche responsabile unico dell'esercito.
Almanzor, nel 981, marciò contro le truppe cristiane della coalizione anti-islamica formata da León, mwamsCastiglia e mwamwNavarra, condotte rispettivamente da mwam0Ramiro III, mwam4García Fernández e mwam8Sancho Abarca, e le sbaragliò nella battaglia di mwanaRueda, 40mwane km circa a sud-est di mwaniSimancas. Al ritorno da questa campagna Almanzor assunse e si fece attribuire il mwanmmwanqlaqab con cui è noto: mwanual-Manṣūr bi-llāh (Colui che è reso vincitore da Dio).
Nel 984, Almanzor inviò in aiuto al nuovo re del León, mwancBermudo II delle truppe per domare la rivolta dei nobili leonesi. Sconfitti i ribelli, i soldati di Almanzor rimasero nel regno, che quindi dal 985 fu tributario di al-Andalus.
Tra il 981 e il 1002 organizzò diverse campagne militari sia in mwankMaghreb sia nella mwanopenisola iberica. Oltre le due citate le principali furono:
• 981 - mwan0Zamora
• 985 - mwan8Barcellona, quando mwaoaManresa fu rasa al suolo
• 987 - mwaoiCoimbra
• 988 - mwaoqSahagún ed Eslonza
• 997 - mwaocSantiago di Compostela
• 999 - mwaokPamplona
• 1002 - mwaosSan Millán de la Cogolla
Dimostrò tutta la sua brutalità, tanto in battaglia (ma fu idolatrato dai suoi soldati che portava invariabilmente alla vittoria) tanto alla corte del califfato (sia col suocero sia con gli altri nemici). Però fu amante delle letterecite-ref-8[8]. Fu anche protettore delle scienze, specialmente della mwapqmedicina. Governò bene curando gli interessi materiali del suo paese e amministrò severamente la giustizia. Prima di morire nominò suo successore il figlio mwapuAbd al-Malik al-Muzaffar.
al-Muzaffar
Nel 1002, alla morte del padre, gli succedette sia come mwapghajib (ciambellano) o primo ministro, sia come comandante dell'esercito, mentre il califfo mwapkHishām II, in pratica non aveva alcun potere. Continuò la politica paterna, riportando numerose vittorie sui reami cristiani e mantenne su di essi l'egemonia, obbligando i loro sovrani a rispettare le tregue e ad accettarlo come arbitro nelle loro dispute. In politica interna dovette affrontare alcune rivolte che represse rapidamente, con energia. Morì nei pressi di mwapoCordova, nel 1008, probabilmente avvelenato dal proprio fratellastro, mwapsAbd al-Rahman Sanchuelo, che gli succedette.
Sanchuelo
Nel 1008, alla morte di al-Muzaffar, gli succedette sia come mwap4hajib (ciambellano) o primo ministro, sia come comandante dell'esercito, mentre il califfo Hisham II non solo continuava a non avere alcun potere, ma addirittura nominò Sanchuelo suo erede. Questo fatto creò parecchio malcontento, ispirato dai mwap8fuqaha', nel popolo di Cordova che era molto affezionato agli mwaqaomayyadi. Nel 1009, mentre Sanchuelo era impegnato in una campagna militare in León contro il re mwaqeAlfonso V, una rivoluzione spodestò Hisham II e pose sul trono un altro omayyade, mwaqial-Mahdi. Quando Sanchuelo rientrò a Cordova, fece imprigionare al-Mahdi e in seguito lo mise a morte il 4 marzo 1009. Con la sua morte la dinastia degli Amiridi cadde, e in al-Andalus s'innescò una guerra civile che in due decenni portò alla caduta e allo smembramento del mwaqmCaliffato di Cordova.
La guerra civile e gli ultimi califfi
Hisham II fu arrestato e tenuto segretamente in prigione dal nuovo califfo, al-Mahdi. al-Mahdi era alleato con il conte di Barcellona mwaqyRaimondo Borrell III, che nel maggio del 1010 conquistò Cordova, che fu messa a sacco dai mwaqcCatalani. Hisham II fu liberato alcuni mesi dopo da mwaqgSulaymān ibn al-Ḥakam, "al-Mustaʿīn", alleato del conte di Castiglia mwaqkSancho Garcés, che lo rimise sul trono per poche settimane per poi spodestarlo. Hisham II, pochi mesi dopo tornò al califfato, per l'ultima volta, per altri tre anni circa. Sulayman continuò la guerra e il suo alleato, il mwaqoconte di Castiglia, mwaqsSancho Garcés poté recuperare le fortezze che mwaqwAlmanzor aveva conquistato.
Nel 1013, Sulayman entrò in Cordova, dove permise il saccheggio a berberi e mwaq4castigliani. Depose Hisham II, che presumibilmente fu ucciso dai berberi nel maggio di quello stesso anno. Nei venti anni di guerra civile, furono poste le basi per i mwaq8regni di Taifa, mentre al governo si alternarono sei califfi della dinastia omayyade e tre della dinastia hammudita.
L'aristocrazia di Cordova, nel 1025, nominò per la prima volta un consiglio di Stato per governare la città in assenza di un califfo. Dopo circa sei mesi però il consiglio di Stato si rivolse a mwareYahya ibn Ali, affinché tornasse a Cordova e accettasse di essere rieletto califfo.
Nel giugno del 1027, dopo un anno di sede vacante fu eletto l'ultimo califfo: mwarmHisham III. Nel 1031 ci fu un sollevamento popolare che portò alla deposizione, cattura e reclusione del califfo. Gli subentrò nel potere un nuovo consiglio di Stato che decretò la soppressione del califfato. Così il consiglio di Stato divenne permanente e avrebbe dovuto governare su tutto il territorio di al-Andalus. Di fatto, alcune potenti famiglie, nelle loro terre di competenza, erano già indipendenti. Era iniziato il periodo conosciuto come primo periodo dei mwarqRegni di Taifa.
Prima Taifa
Con il termine mwarwregni di Taifa sono stati designati gli Stati nati in al-Andalus durante la dissoluzione (iniziata con l'abdicazione del mwar0califfo di mwar4Cordova, mwar8Hishām II, nel 1009, che aprì un periodo di anarchia, con nove califfi in circa vent'anni) e la seguente abolizione del mwasacaliffato della mwasedinastia degli mwasiOmayyadi, nel 1031, con la deposizione di mwasmHishām III.
Durante il periodo di anarchia si resero indipendenti dal califfato: mwasuAlmería, mwasyMurcia, mwascAlpuente, mwasgArcos, mwaskBadajoz, mwasoCarmona, mwassDénia, mwaswGranada, mwas0Huelva, mwas4Morón, mwas8Silves, mwataToledo, mwateTortosa, mwatiValencia e mwatmSaragozza. Quando l'ultimo califfo, Hishām III, fu deposto e a Granada fu proclamata la repubblica, tutte le province di al-Andalus, che ancora non lo erano, si autoproclamarono indipendenti e furono rette da famiglie mwatqarabe, mwatuberbere o mwatydi origine slava.
Taifa indicava la base familiare e tribale di questi regni; ogni taifa, all'inizio, si identificò con una famiglia, clan o dinastia: così si ebbe la taifa degli Amiridi (discendenti di mwatgAlmanzor) a mwatkValencia; i mwatoTugibidi a mwatsSaragozza; gli mwatwAftasidi a mwat0Badajoz; i Birzalidi a Carmona; gli mwat8Ziridi a mwauaGranada; gli mwaueHammudidi ad mwauiAlgeciras e a mwaumMalaga; e gli mwauqAbbadidi a mwauuSiviglia.
Con il passare degli anni i regni di Taifa di mwaucSiviglia (che aveva conquistato tutta l'mwaugAndalusia occidentale e parte di quella orientale), Badajoz, Toledo e Saragozza, costituirono le potenze islamiche della mwaukpenisola iberica. Non avendo le truppe necessarie, i regni di Taifa assoldavano truppe mercenarie, che si trovavano nella penisola iberica, quindi provenienti anche dai regni cristiani (che servendo re musulmani, combattevano anche contro i regni e le contee cristiane),cite-ref-9[9] oppure provenienti dal mwau4Maghreb.
Questi regni arrivarono a essere più di trenta (sino a trentanove)cite-ref-10[10] e il loro numero proporzionale alla loro debolezza fu uno dei fattori che favorì la mwavqReconquista mwavucristiana della mwavySpagna, che ebbe un notevole impulso durante l'XI secolo. I regni di Taifa si mantennero indipendenti per tutto l'XI secolo, sino all'inizio del XII secolo, quando l'impero mwavcalmoravide del mwavgMaghreb li conquistò e li inglobò.
Impero almoravide
Su richiesta degli mwawaEmiri di mwaweSiviglia, mwawiBadajoz, mwawmGranada e mwawqCordova, che erano divenuti tributari dei Regni di León e di Castiglia, pur senza alcun accordo formale, e senza il consenso del cugino, l'mwawuemiro Abu Bakr, che reggeva il mwawysultanato almoravide in mwawcMaghreb al-Aqsa (attuale mwawgMarocco), mwawkYūsuf Ibn Tāshfīn, uno dei condottieri degli Almoravidi, salpò dal Marocco, attraversò lo mwawostretto di Gibilterra e occupò mwawsAlgeciras. Avanzò poi sino a Siviglia e si unì alle truppe dei succitati emirati, a cui si erano aggiunte le truppe di mwawwAlmería. Nell'ottobre del 1086 sconfisse mwaw0Alfonso VI di Castiglia nella mwaw4battaglia di al-Zallaqa, nei pressi di Badajoz, obbligando i cristiani a ritirarsi dalla regione di mwaw8Valencia e a togliere l'assedio a mwaxaSaragozza. L'avanzata almoravide fu fermata dall'improvviso ritorno in mwaxeMaghreb di Yūsuf ibn Tāshfīn, diventato mwaxisultano degli Almoravidi (praticamente di tutto il Maghreb).
Yūsuf ibn Tāshfīn ritornò in al-Andalus nel 1090 e pose l'assedio al castello di mwaxqAledo, senza riuscire a conquistarlo. Venne raso al suolo e abbandonato da Alfonso VI, che ormai lo considerava indifendibile. Nonostante questa vittoria l'avanzata verso i regni cristiani si fermò, perché Yūsuf, soddisfatto per le vittorie e spinto dalla bramosia (delle ricchezze offerta dalle fertili terre della penisola iberica) di altri suoi seguaci, si dedicò alla conquista dei regni musulmani. Accusando gli emiri di al-Andalus di avere comportamenti anti-islamici, di avere uno stile di vita troppo lussuoso e stravagante e di opprimere le popolazioni con tasse pesanti per permettersi quello stile di vita, conquistò tutta la Spagna islamica.
A Toledo, invece, arrivò al confine con la Castiglia dove, nel 1097, le truppe castigliane contrattaccarono gli Almoravidi, riuscendo a occupare il castello di mwayaConsuegra, che tennero per otto giorni Tuttavia, nella battaglia del 15 agosto 1097, le truppe di Yūsuf, nuovo mwayeemiro di mwayiCordova, ebbero la meglio su quelle di Alfonso VI. Yūsuf ibn Tāshfīn, dieci mesi dopo, nel giugno del 1098, tornò definitivamente nella città che aveva fondato, a mwaymMarrakech, nel mwayqMaghreb, lasciando che la guerra nella penisola iberica fosse continuata dal figlio mwayuʿAlī ibn Yūsuf.
ʿAlī proseguì nella conquista dei regni di mwaycRegni di Taifa, che portò a termine nel 1111, dopo che, nel 1106, succedendo a suo padre, era divenuto emiro del Maghreb al-Aqsa e di al-Andalus.
Nel 1108, ottenne un'importante vittoria sui mwaykCastigliani a mwayoUclés, nella regione di mwaysCuenca: morirono Sancho, il figlio, ancora bambino, del re di Castiglia mwaywAlfonso VI e molti nobili castigliani.
Dal 1125, gli Almoravidi, sconfitti in battaglia dai nuovi protagonisti berberi maghrebini, gli mway4Almohadi (ossia "Unitari"), cominciarono a perdere territori in favore degli Almohadi e nei venti anni che seguirono l'impero almoravide maghrebino cadde nelle mani degli Almohadi, mentre dal 1140 in al-Andalus le famiglie più potenti si rendevano indipendenti e parecchi territori non ubbidivano più agli Almoravidi. ʿAlī morì nel 1143. Gli succedette il figlio mway8Tāshfīn ibn ʿAlī, ma ormai i suoi possedimenti erano ridotti quasi alla sola al-Andalus.
Seconda Taifa
Con il dissolvimento dell'impero almoravide, si ebbe un secondo periodo di regni di Taifa tra il 1144 e il 1172, prima che si imponesse, sempre proveniente dal Maghreb, un altro impero, quello degli mwaziAlmohadi. L'emiro Tāshfīn, dopo che nel 1144, aveva perso anche mwazmCordova, tentò di riconquistare l'emirato di al-Andalus, ma fu sconfitto e perse la vita in battaglia.
A parte l'isola di mwazuMaiorca, che si era resa indipendente già nel 1126 e si mantenne libera sino alla conquista aragonese del 1228, gli altri regni di Taifa divennero indipendenti dagli Almoravidi dopo il 1144, per essere ben presto sottomessi dagli Almohadi (mwazySilves, 1151, mwazcMértola, 1151, mwazgGranada, 1154, mwazkCordova, 1148, mwazoBeja, 1150 ed mwazsÉvora, 1150) e il 1145 (mwazwValencia, 1172, mwaz0Niebla, 1150, mwaz4Murcia, 1172, mwaz8Malaga, 1145, mwa0aBadajoz, 1150 e mwa0eAlmería, 1155).
Come per la prima Taifa anche la seconda favorì la mwa0mReconquista mwa0qcristiana della mwa0uSpagna, che ebbe un impulso alla metà del XII secolo.
Impero almohade
I rivoluzionari mwa00berberi che avevano assunto il nome di mwa04Almohadi (gli unitari), e tra il 1125 e il 1145 avevano conquistato l'impero almoravide e tutto il mwa08Maghreb, sbarcarono in al-Andalus e in pochi anni, conquistarono tutti i regni musulmani della penisola iberica che non erano stati conquistati dai regni cristiani, cominciando dal regno di Málaga. mwa1aʿAbd al-Mùʾmin si proclamò mwa1ecaliffo e comandante dei credenti nel 1146, rinnegando così la sovranità degli mwa1iAbbasidi, e impose il principio di ereditarietà dinastica. Estese la sua autorità sul Bilād al-Andalus occidentale (presa di mwa1mCordova nel 1148 e di mwa1qGranada nel 1154). Così suo figlio, mwa1uAbū Yaʿqūb Yūsuf I (1163–1184), poté succedergli e continuò la conquista dei regni musulmani di Taifa di al-Andalus, completandola nel 1172. Suo figlio mwa1yAbū Yūsuf Yaʿqūb al-Mansūr, «il Reso vittorioso [da Dio]» (1184–1199), terzo califfo, continuò la sua opera e infliggendo nel 1195 una sconfitta ad mwa1cAlfonso VIII di Castiglia nella mwa1gbattaglia di Alarcos, impedì al re di Castiglia di proseguire nella mwa1kReconquista per una ventina d'anni.
Gli Stati mwa1scristiani di mwa1wSpagna (mwa10Castiglia, León, mwa14Aragona e mwa18Navarra) e del mwa2aPortogallo allora si organizzarono per la mwa2eReconquista, mettendo a tacere le loro dispute, e inflissero al califfo almohade mwa2iMuhammad al-Nasir il disastro della mwa2mbattaglia di Las Navas de Tolosa (16 luglio 1212). Fu la svolta decisiva per la mwa2qReconquista, che da allora progredì a grandi passi: mwa2uCordova, la città simbolo dell'mwa2yIslam spagnolo, cadde nel 1236, mwa2cValencia nel 1238 e mwa2gSiviglia nel 1248.
Comunque il sultanato almohade, dopo Las Navas de Tolosa, in pochi anni perse l'autorità su al-Andalus, permettendo così un terzo periodo di regni di mwa2oTaifa, di breve durata, che terminò con la fondazione del mwa2sSultanato di Granada per opera della dinastia mwa2wnasride.
Califfi almohadi di al-Andalus:
• mwa3aʿAbd al-Muʾmin 1145–1163
• mwa3iAbū Yaʿqūb Yūsuf 1163–1184
• mwa3qAbū Yūsuf Yaʿqūb al-Manṣūr 1184–1199
• mwa3yMuhammad al-Nāṣir 1199-1213
• mwa3gYūsuf al-Mustanṣir 1213–1223
• mwa3oAbd al-Wahid I 1223
• mwa3wAbū Muḥammad ʿAbd Allāh al-ʿĀdil 1223–1227
• mwa34Abū al-ʿAlāʾ Idrīs al-Maʾmūn 1227–1233
Terza Taifa e Sultanato di Granada
Con la caduta, nel 1228, dell'ultimo califfo almohade di al-Andalus, si formarono immediatamente dei nuovi regni, oltre a mwa6uMinorca, che aveva resistito alla conquista mwa6yaragonese, a partire da Murcia, nel 1228, Valencia, nel 1229, Niebla, nel 1234, Granada, nel 1237, mwa6cOrihuela, nel 1239 e mwa6gLorca, nel 1240, che ovviamente agevolarono la mwa6kReconquista.
A parte il regno mwa6snasride di mwa6wGranada, che riuscì a espandersi in poco tempo, fondando il mwa60Sultanato di Granada, gli altri regni ebbero una breve durata e furono conquistati e inglobati dal mwa64Regno di Aragona (mwa68Valencia, 1238 e mwa7aMinorca, 1287) e nel mwa7eRegno di Castiglia (mwa7iOrihuela, 1250, mwa7mNiebla, 1262, mwa7qLorca, 1265 e mwa7uMurcia, 1266). Solo il Sultanato di Granada, durerà a lungo e capitolerà il 2 gennaio 1492, segnando il trionfo della Reconquista.
La dinastia nasride di Granada ebbe il suo capostipite con mwa7cMuhammad ibn Nasr, che, nel 1232, fu proclamato sultano dalle oligarchie di mwa7gGuadix, mwa7kBaza, mwa7oJaén, mwa7sMalaga e mwa7wAlmería. Nel 1234 si dichiarò vassallo di mwa70Cordova, che però fu conquistata, nel 1236, da mwa74Ferdinando III di Castiglia; allora Muhammad, nel 1237 si fece eleggere mwa78sultano di Granada, facendo un patto con Ferdinando III, riconoscendosi suo vassallo. Nel 1246, fece un altro trattato con Ferdinando III, stabilendo un'alleanza per aiutarlo a conquistare Siviglia e riconoscendosi suo vassallo.
Dal 1275, la dinastia dei mwa8eMerinidi, dinastia regnante nel mwa8iMaghreb al-Aqsa (mwa8mMarocco) partecipò attivamente alle lotte dei mwa8qNasridi del mwa8uSultanato di Granada contro gli attacchi dei regni cristiani della mwa8ypenisola iberica. Nel XIV secolo i Merinidi tentarono anzi di estendere il loro dominio sulla penisola, riuscendo a riconquistare mwa8cGibilterra e una parte dell'mwa8gAndalusia (1333), ma furono fermati all'assedio di mwa8kTarifa. Con la sconfitta subita, assieme al loro alleato, il Sultano di Granada, mwa8oYūsuf I, alla mwa8sbattaglia del rio Salado (detta anche battaglia di Tarifa), il 4 aprile del 1340, per opera di truppe castigliane e portoghesi, dovettero abbandonare definitivamente la mwa8wpenisola iberica.
Nei circa 140 anni successivi, pur essendovi sempre uno stato di belligeranza tra il Regno di Castiglia e il sultanato, le campagne militari non furono molte e l'arretramento territoriale del sultanato di Granada fu molto contenuto. A partire dal 1481, Ferdinando II di Aragona, marito di Isabella di Castiglia, la regina di Castiglia, si occupò della conquista del regno dei Nasridi. Fu una guerra d'assedio che terminò nel 1492, con la capitolazione dell'ultimo ridotto musulmano della penisola iberica. Il 2 gennaio 1492, Granada si arrese, dopo sei mesi di assedio, e Isabella vi entrò vittoriosa con il crocifisso in mano (come spesso viene rappresentata), completando così la Reconquista.
Il Gharb al-Andalus
mwa9kGharb al-Andalus significa in arabo "l'Occidente di al-Andalus" ed è appunto il nome che fu dato dai musulmani alla zona occidentale dell'al-Andalus, corrispondente a gran parte del territorio del mwa9oPortogallo. Le dinastie musulmane controllarono e governarono questi luoghi dal 711 al 1249, anno della conquista di mwa9sFaro da parte del re portoghese mwa9wAlfonso III.cite-ref-jos-mattoso-1992-11-0[11] La futura capitale lusitana, mwa-eLisbona (in arabo al-Ušbūnah)cite-ref-12[12], era stata precedentemente conquistata da mwa-yAlfonso I del Portogallo nel 1147.
Altre città importanti del mwa-gGharb al-Andalus furono mwa-kCoimbra, mwa-oSilves, mwa-sMértola e mwa-wBadajoz.cite-ref-jos-mattoso-1992-11-1[11] Con la fondazione di quest'ultima nell'875 da parte di mwa-eIbn Marwān, il quale estese la sua influenza su questa regione, ebbe inizio un periodo di relativa autonomia del mwa-iGharb al-Andalus dall'emirato omayyade, che durò fino all'istituzione del mwa-mCaliffato di Cordova.cite-ref-13[13]
Per quel che riguarda mwa-kSilves, questa città ospitò alcuni poeti dell'al-Andalus, tra i quali mwa-oal-Mu'tamid (1040-1095)cite-ref-14[14], che fu anche re della mwa-8Taifa di Siviglia. Alcuni filosofi e mistici del Gharb al-Andalus, tra i quali al-ʿUryābī (anche noto come al-'Urianī) e mwbaial-Mīrtulī, ebbero un ruolo nella formazione di mwbamIbn ʿArabī (1165-1240), importante mistico mwbaqsufi e metafisico nato a mwbauMurcia.cite-ref-15[15]cite-ref-16[16]
Note
cite-note-11. ↑ mwbby(mwbbcmwbbgES) Eloy Benito Ruano, mwbboTópicos y realidades de la Edad Media, Real Academia de la Historia, 2000, p.mwbbs 79. mwbb0«Los arabes y musulmanes de la Edad Media aplicaron el nombre de al-andalus a todas aquellas tierras que habian formado parte del reino visigodo: la Peninsula Ibérica y la Septimania ultrapirenaica.»
cite-note-22. ↑ mwbce(mwbcimwbcmES) José Ángel García de Cortázar, mwbcuV Semana de Estudios Medievales: Nájera, 1 al 5 de agosto de 1994, Gobierno de La Rioja, Instituto de Estudios Riojanos, 1995, p.mwbcy 52. mwbcg«Para los autores árabes medievales, el término al-Andalus designa la totalidad de las zonas conquistadas - siquiera temporalmente - por tropas arabo-musulmanas en territorios actualmente pertenecientes a Portugal, Espana y Francia»
cite-note-33. ↑ mwbcwHeinz Halm, mwbc0al-Andalus und Gothica Sors, in mwbc4Die Welt des Orients, n.mwbc8 66, 1989, pp. 252 e sgg.. Gli Arabi avrebbero aggiunto il loro articolo determinativo "al" a tale parola, dando origine al toponimo "al-Landahlautsiyya". L'espressione originaria araba era dunque "bilād al-landahlautsiyya" (paese dei feudi gotici) che si semplificò in "bilād al-andalusiyya" e che avrebbe infine dato origine al toponimo "al-Andalus".
cite-note-55. ↑ Luis G. de Valdeavellano, mwbdkHistoria de España, Madrid, Alianza Editorial, 1980 (ma la I edizione risale al 1952), II, p. 156.
cite-note-66. ↑ mwbd0E. Lévi-Provençal, mwbd4Histoire de l'Espagne musulmane, Parigi, G.-P. Maisonneuve, III, 1953, p. 362
cite-note-77. ↑ Nome della concubina amata dal califfo.
cite-note-88. ↑ Rafael Altamira, "Il califfato occidentale", in mwbeuStoria del mondo medievale, vol. II, 1999, p. 497
cite-note-99. ↑ Il mwbekCid Campeador, per circa dieci anni, in due riprese, fu al servizio di mwbeomwbesal-Muqtadir e mwbewal-Musta'in, re di Saragozza, e oltre che lottare contro gli Stati musulmani vicini si trovò dovette combattere anche contro il regno d'Aragona e la contea di Barcellona, che erano stati cristiani.
cite-note-1010. ↑ vedi collegamento esterno
cite-note-jos-mattoso-1992-1111. ↑ Cf. José Mattoso, mwbfuHistória de Portugal, vol. 1, Antes de Portugal, Lisboa, Círculo de Leitores, 1992.
cite-note-1212. ↑ Cf. David James, mwbfkEarly Islamic Spain: The History of Ibn Al-Qūṭīya, New York, Routledge, 2009, p. 100.
cite-note-1313. ↑ Cf. Francisco José Velozo, mwbf0Um Muçulmano Precursor da Independência Portuguesa: Bem Marvão, o Galego in mwbf4O Islão, n.º 5 (1969).
cite-note-1414. ↑ Cf. Adalberto Alves, mwbgiAl Mu‘tamide, poeta do destino, Lisboa, Assírio & Alvim, 1996.
cite-note-1515. ↑ Cf. António Borges Coelho, mwbgyPara a História da Civilização e das Ideias no Gharb al-Andalus, Lisboa, Instituto Camões, 1999; Adalberto Alves, mwbgcPortugal e o Islão iniciático, Lisboa, Ésquilo, 2007.
cite-note-1616. ↑ mwbgsmwbgwmwbg0Abu 'Imran al-Mirtuli | Real Academia de la Historia, su mwbg4dbe.rah.es. mwbg8URL consultato l'11 giugno 2023.
Bibliografia
• mwbhmÉvariste Lévi-Provençal, mwbhqHistoire de l'Espagne musulmane, Parigi-Leida, G.-P. Maisonneuve–E.J. Brill, 1950, 3 voll.
• mwbhyReinhart Dozy, mwbhcHistoire des musulmans d'Espagne, Leyda, E.J. Brill, 1932, 3 voll.
• mwbhkC. H. Becker, "L'espansione dei saraceni in Africa e in Europa", in mwbhoStoria del mondo medievale, vol. II, 1999, pp.mwbhs 70–96.
• mwbh0Rafael Altamira, "Il califfato occidentale", in mwbh4Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp.mwbh8 477–515.
• mwbieMarius Canard, "Bisanzio e il mondo musulmano alla metà dell'XI secolo", in mwbiiStoria del mondo medievale, vol. II, 1999, pp.mwbim 273–312.
• Gerhard Seeliger, "Conquiste e incoronazione a imperatore di Carlomagno", in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp.mwbiu 358–396.
• mwbicClaudio Sánchez-Albornoz, mwbigLa España Musulmana, Buenos Aires, 1960.
• Darío Fernández-Morera, mwbio"The Myth of the Andalusian Paradise", mwbisThe Intercollegiate Review, 2006.
Voci correlate
• mwbi8Visigoti
• mwbjeWali di al-Andalus
• mwbjmEmiri di al-Andalus
• mwbjuCaliffi di al-Andalus
• mwbjkOmayyadi
• mwbjsAbbasidi
• mwbj0Berberi
• mwbj8Carlo Magno
• mwbkmStoria della Spagna
• mwbkuStoria del Portogallo
• mwbkcGharb al-Andalus
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Collegamenti esterni
• mwbkw(ES) Cronologia dei regni di taifa, su alyamiah.com (archiviato dall'url originale il 20 gennaio 2009).